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Questione di civiltą
Di kyllwtr (del 01/06/2008 @ 23:47:00, in Attualitą, linkato 120 volte)

Le recenti informazioni di stampa hanno dato risalto alla prima applicazione delle nuove norme contro l’immigrazione clandestina. La norma oggetto di clamore è quella che prevede l’aumento di un terzo della pena se chi ha commesso il reato è un clandestino.

In realtà, nel caso specifico, la norma non ha ancora avuto nessun effetto perché il giudice è stato chiamato solo a convalidare gli arresti. Essa avrà effetto più avanti, quando sarà avviato il processo.

Il problema dell’immigrazione e, soprattutto, dell’immigrazione clandestina è un problema serio che crea grandi tensioni e preoccupazioni. Sottovalutare il problema è estremamente pericoloso e favorisce derive razziste. Essendo un problema serio e di difficile approccio non può, però, nel contempo, essere “risolto” con poche e semplici norme di carattere penale.

Non voglio qui affrontare il tema del “reato di immigrazione clandestina”; voglio solo dire che norme simili non sono la soluzione del problema (vedere i paesi che considerano reato l’immigrazione clandestina). Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi (anche se qualcuno lo afferma).

Però la norma introdotta non può non essere commentata.

Giuridicamente credo che sia alquanto forzato legare la valutazione della pena di un qualsiasi reato ad uno stato dell’imputato che non ha nesso con il reato stesso. Se si ritiene illegale la permanenza sul nostro territorio dei clandestini, essi dovrebbero rispondere di questo atto "illegale", ma questo reato non può aggravare la pena relativa ad altri reati non connessi. Semmai, oso dire, sarebbe questo “reato di immigrazione clandestina” ad essere aggravato dal fatto di avere commesso crimini sul nostro territorio. Su questo discuteranno gli avvocati e i giudici fino ai livelli più alti.

C’è purtroppo un altro aspetto di questa norma che è più importante sottolineare. Per alcuni, questa norma è sintomo di una deriva razzista. Non è un sintomo: essa è del tutto e profondamente razzista. Legare la pena comminata ad un imputato ad uno status, giuridico o meno, dello stesso, senza nesso di causalità col reato, è esplicitamente discriminatorio e rende, anche sulla carta, la legge non uguale per tutti.

Non sono necessari espressi riferimenti alla razza per rendere “razzista” leggi o comportamenti, ma basta che siano discriminatori. Oggi sono i clandestini, ma potrebbero essere, domani, i drogati o le persone più basse di un metro e settanta.

Non posso perciò, come cittadino italiano, che provare vergogna per una norma profondamente sbagliata e contraria ai diritti costituzionali e a quelli dell’uomo. La considerazione peggiore è che, come al solito, noi cittadini italiani, ci autoassolveremo affermando che noi non l’abbiamo chiesta e che non l’abbiamo scritta noi. C’è sempre qualcun altro che è responsabile, non noi.

E’ una questione di civiltà! Spero di avere dato uno spunto di riflessione a tutti….