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Crisi finanziaria...#1
Di kyllwtr (del 13/10/2008 @ 22:53:24, in Attualitą, linkato 82 volte)

Giovedì il governo ha emanato un decreto con l’intento di portare un po’ di sicurezza e calma in un momento terribile dei mercati finanziari.
Il rischio che una voragine terribile si aprisse era enorme.
Di fatto, il decreto, come altre misure, ha avuto apparentemente poco impatto e si è dovuto attendere fino a oggi (lunedì 13/10), con le nuove decisioni assunte in modo coordinato a livello europeo, per ottenere un qualche risultato.

Il problema grosso di questa crisi è che, comunque vada, a pagare saranno sempre i soliti. Piccoli risparmiatori, piccoli imprenditori e lavoratori sono le vittime preferite e predestinate.
Chi perdendo parte o tutto dei propri risparmi (magari solo con grandi svalutazioni), chi rischiando di perdere la propria azienda e attività per mancanza di finanziamenti o per contrazione del mercato, chi lasciando il già, spesso, misero stipendio assieme al posto, fisso o precario.

E dunque ben venga, sopra ogni cosa, un provvedimento che possa aiutare a riportare un po’ di serenità e prospettiva.
In linea di massima, poi, si possono condividere le soluzioni messe in campo. Certo con questo provvedimento, al di là dei toni propagandistici, il governo si è solo dotato degli strumenti per potere intervenire, rimandando ogni decisione al momento della necessità.
Ma in fondo è questo quanto era richiesto.

Piuttosto leggendo il provvedimento qualche piccola perplessità sorge su alcuni aspetti che ne regolano le modalità di applicazione.

Il tutto ruota fondamentalmente sulla scelta di convertire in azioni privilegiate il capitale pubblico impiegato nel salvataggio delle banche; capitale pubblico e perciò nostro.
Dunque, le azioni privilegiate sono ammesse al voto solo durante le assemblee straordinarie; è pur vero che il decreto riserva al governo il diritto di veto alle “variazioni sostanziali al programma di stabilizzazione [concordato]” (in sostanza il piano industriale e finanziario).
Questo però significa che lo stato, che entra con capitali importanti e critici per la sopravvivenza dell’istituto, rinuncia preventivamente a dire la propria parola sulla gestione dell’istituto.

Apprezzabile, da un lato, il sottrarsi ai rischi di utilizzo strumentale e clientelare del potere acquisito, ma, dall’altro, si lascia troppa libertà di azione a chi, con tutta probabilità, ha malamente gestito l’istituto di credito.
Al termine dei 36 mesi previsti, raggiunto, si spera, il risanamento dell’istituto, lo stato si ritira rivendendo le proprie azioni, ottenendo forse anche una plusvalenza. Peccato che in un mercato risanato, le azioni che potrebbero essere più appetibili e, quindi, soggette a maggiore plusvalenza, siano le ordinarie. Sono i detentori di queste azioni che ne avranno il beneficio maggiore.

Esasperiamo il concetto e applichiamolo al caso Parmalat. Se un provvedimento del genere fosse stato applicato a questa bancarotta, lo stato sarebbe entrato nel capitale mettendoci i soldi, Tanzi sarebbe rimasto padrone del vapore, ancorché sotto stretta sorveglianza del Tesoro.
Una volta risanata l’azienda lo stato vende le proprie azioni ma Tanzi rimane il padrone perché quelle azioni non votano, non ha neppure bisogno di comprarle.

Si è parlato genericamente di allontanare il management che ha fallito. Sebbene non abbia trovato tracce di ciò nel decreto, non esito a credere che ciò avvenga.
Ma il management non è altro che l’espressione della proprietà!
Se certe operazioni speculative sono avvenute (spero poche) è perché sono state avvallate dalla proprietà (se ciò non è avvenuto il problema che si pone è un altro). E questo decreto lascia intatto totalmente la proprietà.
Una soluzione che permettesse a chi ha rischiato soldi propri e di altri di perdere almeno i propri poteva essere trovata, salvando nel contempo i piccoli azionisti e detentori di obbligazioni che nulla possono.
Si potrebbe seguire l’esempio dell’Inghilterra.

Spero che in sede di conversione o di emanazione dei decreti attuativi questi dubbi siano sanati, ma conoscendo il capitalismo e la politica italiana ho ben poche speranze.