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Fino a che non si rinuncia c'è sempre speranza.

Film 2046
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di kyllwtr (del 04/11/2008 @ 23:16:56, in Attualità, linkato 26 volte)

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Di kyllwtr (del 26/10/2008 @ 20:14:24, in Letture, linkato 53 volte)

Pur se scritto in età più che matura (aveva 57 anni), in questo breve libro, "La linea d'ombra", Joseph Conrad ci parla di giovani; o meglio parla di quello che ad un certo punto, nella vita, ai giovani accade.

Un veliero di oggi in un porto del nord Europa (Bergen in Norvegia).
Il romanzo di Conrad è ambientato nei mari tropicali e il veliero, a differenza di questo, non aveva motori.

“Soltanto i giovani hanno momenti del genere. Non dico i più giovani. […..] Ci si chiude alle spalle il cancelletto dell’infanzia, e si entra in un giardino d’incanti. Persino la penombra qui brilla di promesse. A ogni svolta il sentiero ha le sue seduzioni. E non perché sia questo un paese inesplorato. Lo sappiamo bene che tutta l’umanità è passata di lì.”
Con questo incipit, Conrad introduce il tema e, successivamente, conclude uno dei più splendidi inizi di romanzo che abbia mai letto con queste altre parole: “Si va avanti ritrovando i solchi lasciati dai nostri predecessori, eccitati, divertiti, facendo tutt’un fascio di buona e cattiva sorte [….] Già. Si va avanti. E anche il tempo va, fino a quando innanzi a noi si profila una linea d’ombra, ad avvertirci che bisogna dire addio anche al paese della gioventù.”

Vi è un momento, talvolta sono più momenti in qualche modo concatenati, in cui la vita cambia e si entra in quella fase di maturità che trasforma in uomini e donne.
Per carità; non sempre ciò accade e talvolta abbiamo uomini, donne, immaturi; ma questa è un’altra storia.

La storia che invece ci racconta Conrad è il travaglio che un giovane ufficiale di marina vive alla sua prima esperienza di comando. Chiudendosi alle spalle il cancelletto della esperienze fatte, il giovane protagonista, decide di lasciare l’imbarco che aveva come ufficiale per ritornare in patria e dare un corso diverso alla propria vita. Inaspettata giunge l’opportunità di un comando. Di un comando vero, su un veliero e non su una carretta a vapore. Il giovane non è sprovveduto.

E’ preparato, capace e conosce bene il proprio lavoro. Quello che però l’attende sovrasta la capacità umana. Sovrastato da poteri più grandi e avversi, al punto da sembrare sovrannaturali, deve al fine difendersi mettendo in campo solo qualità morali, come la resistenza, il buon senso, che tutte le abilità e le tecniche a poco servono. In questa parte domina “l’inazione” (che possiamo contrapporre alla “azione”, tipica dei romanzi di mare).

Nulla vi è da fare, se non trovare dentro di sé le risorse morali per continuare, mettendone da parte altre, al momento inutili, e le velleità con la consapevolezza di avere la responsabilità di vite umane.

Le avversità di questa vicenda, sono tali che, all’animo umano possono apparire sovrannaturali. Così Conrad descrive questo turbamento e incertezza, che è tipico dell’uomo.
Diversi commentatori hanno perciò parlato di libro del sovrannaturale, spostando il centro della vicenda dal conflitto umano, interiore, a quello “preternaturale”.
Lo stesso Conrad è dovuto intervenire, scrivendo 3 anni dopo (1920) una breve nota introduttiva per chiarire le sue vere intenzioni.
Vi consiglio di leggere questa nota che, meglio di tante recensioni, può introdurvi il libro e rendere lo spessore dell’autore.

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Di kyllwtr (del 19/10/2008 @ 21:57:46, in Letture, linkato 264 volte)
L’ho trovato sul banco delle novità in libreria ai primi di settembre.
Devo dire che sono rimasto incerto per un po’ se prenderlo o meno, poi la curiosità ha avuto il sopravvento.
Il libro dal titolo italiano “il Matematico e il Detective” di Keith Devlin e Gary Lorden, pubblicato da Longanesi nella collana “La lente di Galileo” diretta da P. Odifreddi, trae spunto dal successo dalla serie di telefilm “NUMBERS” per parlarci di come in realtà la matematica interagisca col sistema giudiziario.
Ho visto diversi episodi della serie è li ho trovati interessanti, quanto meno un po’ diversi dal solito anche se infarciti delle ricette standard tipo buono-che risolve tutto-contro cattivo-(magari terrorista).
La diversità della serie sta nel fatto che il finale felice dell’episodio non nasce solo dall’impiego della forza, ma principalmente dall’impiego delle capacità intellettuali rappresentate dalla conoscenza e dal genio matematico del personaggio Charlie Eppes, professore di matematica e fratello di Don Eppes, agente speciale FBI.
Per la verità, in alcuni episodi, certe soluzioni e tecniche adottate mi sono sembrate assurde o esagerate.
Mi domandavo se ciò nascesse da mia scarsa conoscenza, abbinata alla semplificazione che i ritmi dei telefilm impongono, o se fossero espedienti narrativi per tenere vivo il tema centrale della seria.
Alla fine, la curiosità ha fatto propendere per l’acquisto del libro.
Per quanti sforzi facciano gli autori di libri divulgativi, il risultato è sempre in bilico tra l’essere troppo ostico per i digiuni e l’essere semplicista per gli esperti; non di rado si raggiungono entrambi i risultati non voluti.
In questo caso l’obbiettivo del libro ha forse semplificato il lavoro agli autori; essi hanno in realtà, prendendo spunti dai vari episodi della serie, presentato una panoramica delle tecniche matematiche utilizzate a supporto del sistema inquirente e giudiziario.
Nel presentare questi temi, hanno introdotto in modo semplificato, e perciò accessibile ai più, i fondamenti di queste tecniche, senza la pretesa di spiegazioni approfondite. Esposizioni di diversi casi giudiziari, al di fuori del contesto della serie, aiutano poi gli autori a sottolineare l’importante ruolo che la matematica ha nella vita odierna in questo settore.
La lettura è risultata facile e scorrevole e alla fine ho avuto la risposta che cercavo; la cosa mi invoglia ad approfondire alcuni argomenti.
Devo aggiungere che, al di là del tema trattato, mi ha colpito l’attenzione e il peso che gli autori pongono al problema del terrorismo. Essendo che gli autori dichiarano di avere agito alcune volte come collaboratori della NSA (il potentissimo ente USA per la sicurezza), rimane il dubbio se questa attenzione sia di ruolo o sia effettivamente così alta negli USA.
Se l’approccio della lettura è quello di saperne un po’ di più rispetto a quello che gli episodi dei telefilm ci lasciano intravedere, la spesa dei 18,60 € può valerne la pena.
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Di kyllwtr (del 15/10/2008 @ 22:23:46, in Fotografie, linkato 33 volte)

Pattern #1

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Di kyllwtr (del 15/10/2008 @ 22:16:44, in Attualità, linkato 31 volte)

Giunge adesso la notizia che il governo ha presentato un emendamento al proprio disegno di legge sulla sicurezza pubblica che è all’esame della commissioni Affari costituzionali e Giustizia al Senato. L’emendamento derubrica “l’ingresso clandestino” da delitto e prevede l’applicazione di una pena pecuniaria al posto del carcere (il ministro si è limitato a dire che comunque è sempre una sanzione).

Se è apprezzabile che autonomamente il governo sia arrivato ad una tale decisione, bisogna anche sottolineare che questa conclusione rende ragione a chi ha sempre sostenuto che tale provvedimento era profondamente sbagliato e non praticabile.

Non c’è niente di più pericoloso, per tutti noi, dello schematismo che vede la soluzione dei problemi tramite provvedimenti semplicisti e populisti.
Lo sbandieramento di questi provvedimenti serve solo, questo sì, a guadagnare consenso e non a mettere in campo percorsi efficaci verso soluzioni reali.

L’apparente capacità di risolvere problemi con facilità e in modo radicale non può che ottenere il consenso di chi vive sulla propria pelle problemi spesso importanti ma non facili da risolvere.
Inoltre, questo è il metodo per ottenere il consenso delle persone meno attente che scambiano l’annuncio con la risoluzione.

Purtroppo i provvedimenti vengono annunciati con pompa magna, ma le retromarce si fanno alla chetichella.

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Di kyllwtr (del 13/10/2008 @ 22:53:24, in Attualità, linkato 68 volte)

Giovedì il governo ha emanato un decreto con l’intento di portare un po’ di sicurezza e calma in un momento terribile dei mercati finanziari.
Il rischio che una voragine terribile si aprisse era enorme.
Di fatto, il decreto, come altre misure, ha avuto apparentemente poco impatto e si è dovuto attendere fino a oggi (lunedì 13/10), con le nuove decisioni assunte in modo coordinato a livello europeo, per ottenere un qualche risultato.

Il problema grosso di questa crisi è che, comunque vada, a pagare saranno sempre i soliti. Piccoli risparmiatori, piccoli imprenditori e lavoratori sono le vittime preferite e predestinate.
Chi perdendo parte o tutto dei propri risparmi (magari solo con grandi svalutazioni), chi rischiando di perdere la propria azienda e attività per mancanza di finanziamenti o per contrazione del mercato, chi lasciando il già, spesso, misero stipendio assieme al posto, fisso o precario.

E dunque ben venga, sopra ogni cosa, un provvedimento che possa aiutare a riportare un po’ di serenità e prospettiva.
In linea di massima, poi, si possono condividere le soluzioni messe in campo. Certo con questo provvedimento, al di là dei toni propagandistici, il governo si è solo dotato degli strumenti per potere intervenire, rimandando ogni decisione al momento della necessità.
Ma in fondo è questo quanto era richiesto.

Piuttosto leggendo il provvedimento qualche piccola perplessità sorge su alcuni aspetti che ne regolano le modalità di applicazione.

Il tutto ruota fondamentalmente sulla scelta di convertire in azioni privilegiate il capitale pubblico impiegato nel salvataggio delle banche; capitale pubblico e perciò nostro.
Dunque, le azioni privilegiate sono ammesse al voto solo durante le assemblee straordinarie; è pur vero che il decreto riserva al governo il diritto di veto alle “variazioni sostanziali al programma di stabilizzazione [concordato]” (in sostanza il piano industriale e finanziario).
Questo però significa che lo stato, che entra con capitali importanti e critici per la sopravvivenza dell’istituto, rinuncia preventivamente a dire la propria parola sulla gestione dell’istituto.

Apprezzabile, da un lato, il sottrarsi ai rischi di utilizzo strumentale e clientelare del potere acquisito, ma, dall’altro, si lascia troppa libertà di azione a chi, con tutta probabilità, ha malamente gestito l’istituto di credito.
Al termine dei 36 mesi previsti, raggiunto, si spera, il risanamento dell’istituto, lo stato si ritira rivendendo le proprie azioni, ottenendo forse anche una plusvalenza. Peccato che in un mercato risanato, le azioni che potrebbero essere più appetibili e, quindi, soggette a maggiore plusvalenza, siano le ordinarie. Sono i detentori di queste azioni che ne avranno il beneficio maggiore.

Esasperiamo il concetto e applichiamolo al caso Parmalat. Se un provvedimento del genere fosse stato applicato a questa bancarotta, lo stato sarebbe entrato nel capitale mettendoci i soldi, Tanzi sarebbe rimasto padrone del vapore, ancorché sotto stretta sorveglianza del Tesoro.
Una volta risanata l’azienda lo stato vende le proprie azioni ma Tanzi rimane il padrone perché quelle azioni non votano, non ha neppure bisogno di comprarle.

Si è parlato genericamente di allontanare il management che ha fallito. Sebbene non abbia trovato tracce di ciò nel decreto, non esito a credere che ciò avvenga.
Ma il management non è altro che l’espressione della proprietà!
Se certe operazioni speculative sono avvenute (spero poche) è perché sono state avvallate dalla proprietà (se ciò non è avvenuto il problema che si pone è un altro). E questo decreto lascia intatto totalmente la proprietà.
Una soluzione che permettesse a chi ha rischiato soldi propri e di altri di perdere almeno i propri poteva essere trovata, salvando nel contempo i piccoli azionisti e detentori di obbligazioni che nulla possono.
Si potrebbe seguire l’esempio dell’Inghilterra.

Spero che in sede di conversione o di emanazione dei decreti attuativi questi dubbi siano sanati, ma conoscendo il capitalismo e la politica italiana ho ben poche speranze.

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Di kyllwtr (del 10/10/2008 @ 22:36:10, in Fotografie, linkato 611 volte)

Nel mondo reale la gamma dinamica della luminosità è molto più elevata di quella che può essere catturata da una qualsiasi macchina digitale o pellicola; la riproduzione è ancora più problematica: i migliori monitor LCD possono riprodurre immagini con contrasto intorno a 3000:1 e i dispositivi di stampa hanno problemi ancora maggiori.


Late evening view, Montparnasse (Paris)

Da qui la grande difficoltà per chi ama fotografare (e anche per chi lo fa per lavoro) di rendere nei dettagli pose che abbiano elevata escursione luminosa.

Nelle camere oscure, in fase di stampa, si usavano diverse tecniche per far apparire, accanto a elementi fortemente illuminati, altri più in ombra.
La fotografia digitale mette a disposizione una soluzione più radicale e completa: la tecnica dello HDR.

Cosa è lo HDR
La tecnica dello HDR (High Dynamic Range) permette di ricostruire, a partire da una serie di pose con diversa esposizione, un unico fotogramma digitale i cui valori di luminosità dei singoli pixel sono dati dalla fusione di quelli delle pose originali.

Se il formato JPEG mette a disposizione 8 bit per colore che permettono di mappare 256 livelli (si ottiene una dinamica più elevata grazie a curve esponenziali), il formato utilizzato dalle reflex digitali (formato RAW) permette di avere 12 o, in alcuni casi, 14 bit (rispettivamente 2048 e 4096 livelli).
Il formato TIFF/16 è più adeguato permettendo di registrare più di 65000 livelli per ogni colore. Le immagini elaborate in HDR utilizzano ben 32 bit per oltre 4.000.000.000 di livelli o, nel caso di 32bit a virgola mobile, una dinamica immensamente maggiore (vedi wikipedia ).

Cosa è il "Tone Mapping"
Partiti dalla constatazione che monitor e supporto di stampa non sono in grado di supportare dinamiche elevate, adesso che abbiamo ottenuto un'immagine così ricca d'informazione cosa ne facciamo? Un'immagine a 32bit floating point vista a monitor è veramente brutta.
Il trucco consiste nel processare l'immagine utilizzando algoritmi che permettono di comprimere la dinamica evitando di perdere le informazioni al di fuori della gamma supportata dal monitor o dalla stampante.
In genere questi algoritmi permettono di mantenere il contrasto localmente e, sfruttando la grande risoluzione numerica, di ottimizzare l'utilizzo della gamma dinamica.
Inutile dire che questa è forse la parte più critica, ma anche la più creativa, per ottenere ottimi risultati.

Cosa serve per "fare" HDR
Naturalmente serve potere catturare immagini digitali, più pose identiche ma con esposizione diverse.
Per risultati validi occorre che la fotocamera non si muovi, tra uno scatto e l'altro.
Quasi d'obbligo l'uso del cavalletto o di un sostegno per la macchina.

Naturalmente serve una macchina digitale che permetta di determinare l'esposizione. Ideale è la funzione di bracketing che, se usata con l'autoscatto, permette di eseguire tre scatti in sucessione senza toccare la macchina. In questo caso si ottengono buoni risultati impostando il bracketing a /-2EV (due stop).

Se scattate in automatico ricordatevi di utilizzare la priorità dei diaframmi per usare un diaframma costante onde evitare di ottenere pose con profondità di campo differenti.
Per la stessa ragione, in manuale, variare solo i tempi di esposizione.

Serve poi un software di trattamento delle immagini che permetta di fondere le immagini. Sopratutto serve un software in grado di "ricomprimere" la dinamica dell'immagine senza perdere i dettagli acquisiti nel processo. Il software deve potere lasciare all'autore la possibilità d'intervenire tramite regolazioni e settaggi per ottenere l'effetto voluto.

 

Tre pose = 1 foto
In questo articolo sono visualizzate 4 immagini, simili.
La prima risiede su FLICKR. Facendo click si può andare sul sito, selezionare ALL SIZE e vedere il formato originale.

Le altre sono i tre scatti originali utilizzati per ottenere l'immagine finale. In questo caso il guadagno in dinamica, a prima vista, non sembra elevato, anche per scelta in fase di mappatura, ma è comunque evidente. Inoltre la foto è più dettagliata e il rumore sembra sparire (guardate il formato originale su FLICKR).

Conclusione

HDR è una tecnica che può essere utilizzata per realizzare immagini altrimenti difficilmente producibili; può essere usata anche in modo creativo per ottenere strani effetti; naturalmente il rischio, come tutti i tools che permettono di manipolare l'immagine, è quello di esagerare.
Ma, se è così, non crofiggiamo questa tecnica, diamone la colpa a chi ne abusa.

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Di kyllwtr (del 04/10/2008 @ 00:08:25, in Fotografie, linkato 41 volte)

L’anno scorso trascorsi alcuni giorni con la famiglia a Parigi.

Una classica breve vacanza turistica per visitare e conoscere non tanto Parigi, il che richiederebbe ben altro tempo che pochi giorni, ma alcuni tra i luoghi più famosi al mondo; famosi per l’arte, la cultura, la storia o solo per la mondanità.

 Louvre #1

Di quei giorni, piacevoli e impegnativi, si portano i ricordi. Tra questi vi sono un certo numero di fotografie. Dopo tanto rimandare, alla fine, mi sono deciso e ho cominciato a realizzare un album fotografico di quella vacanza e l’ho pubblicato sul web.

Sono foto di posti noti, visitati da milioni di persone e, quindi, per molti non saranno una novità ma, potrebbero essere, una piacevole rivisitazione.

Nel fotografare si fornisce sempre un’interpretazione personale di quello che si vede; spesso questa interpretazione è costretta dai mezzi tecnici, dalla prospettiva, dal tempo. Il risultato è che, volenti o no, frequentemente le foto "turistiche" si assomigliano.

Ho cercato, aiutandomi anche con un po’ di postproduzione, di evitare o di ridurre al minimo questa trappola.

L’album non è ancora completo, alcune aggiunte e modifiche sono ancora da fare, ma per gli interessati si può procedere a questo indirizzo www.ars21.net/album/paris2007.

 

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Di kyllwtr (del 24/09/2008 @ 22:46:39, in Glimpses of the world, linkato 45 volte)

Sperlonga è una rinomata località balneare in provincia di Latina.

Essa ha origini che si perdono nel tempo. Furono però i romani a valorizzarla. In particolare l'imperatore Tiberio fece edificare un'imponente villa in riva al mare all'incirca nel I° secolo d.C.

 Nella foto i ruderi della villa di Tiberio

La villa ingloba una vasta grotta nella quale furono trovati diversi e importanti reperti scultorei precedenti all'epoca di Tiberio. Questi reperti furono trovati alla fine degli anni '50 durante la costruzione della strada statale e sono ora conservati nel museo di Sperlonga.

Fu dopo la costruzione di questa strada, la motorizzazione dell'Italia, che Sperlonga cominciò ad essere conosciuta e frequentata, diventando una metà ambita da villeggianti e turisti.

Io ci sono arrivato provenendo dall'interno, da Itri. La strada che congiunge le due località si arrampica sulle colline che le separano. Scendendo verso Sperlonga, la bella vista che si apre mette in evidenza i ruderi della villa mentre la grotta rimane nascosta dal promontorio che la ospita. Essa è infatti visibile solo dal mare o dal lato estremo della villa.

A Sperlonga, sono di notevole interesse anche la chiesa di Santa Maria, risalente al XII secolo e le torri di avvistamento risalenti alla fine del Medio Evo.

Ma tutto il paese riveste un interesse turistico, non solo per gli amanti del mare. E' un angolo caratteristico inserito in un ambiente ricco di tradizioni e di spunti paesaggistici, storici e gastronomici interessanti.

 

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Di kyllwtr (del 11/09/2008 @ 22:45:10, in Glimpses of the world, linkato 73 volte)

Talvolta anche mezza giornata di libertà permette di scoprire e apprezzare tesori della natura o della storia dell’uomo.
Questa volta mi è stata data l’opportunità di spendere qualche ora di tempo libero a Varsavia.

Plac Zamkowy (Warsaw)

Plac Zamkowy  

Varsavia fu quasi completamente distrutta dai nazisti alla fine della seconda guerra mondiale. Di quella che era chiamata la “Parigi del nord” rimase ben poco. Oggi, la maggior attrattiva turistica è la “Città Vecchia”; in realtà essa fu ricostruita a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta sfruttando come riferimento famose vedute attribuite al Canaletto ma realizzate da Bernardo Bellotto.
Provenendo dal centro della città si arriva alla città vecchia percorrendo la Krakowskie Przedmieœcie.

Old Market Square (Warsaw)

La piazza del mercato

Su questa via si trova la residenza del presidente della Polonia. Questo viale si apre su Plac Zamkowy (Piazza del Castello). Naturalmente l’edificio più importante è il Castello Reale (Zamek Krolewski) ricostruito interamente negli anni ’70. Centro della Città Vecchia è la piazza del Mercato, ma molti sono gli angoli caratteristici che si snodano lungo il percorso.

La città vecchia, seppur ricostruita, merita una visita: la precisione della ricostruzione è tale da avere veramente l’impressione di essere calati in una vecchia città insolitamente ben conservata. Le parti che più tradiscono la vera età sono le mura che circondano la vecchia città.

La Polonia è un paese profondamente cattolico: ciò è fortemente testimoniato nella Città Vecchia dalla presenza di un numero elevato di chiese, una densità da fare invidia a Roma.

Appena fuori dalla Città Vecchia, in direzione quasi opposta alla Krakowskie Przedmieœcie, si trova un monumento dedicato ai 63 giorni di resistenza che la città oppose agli occupanti tedeschi nel ’44.

La vera attuale Varsavia è una città moderna che miscela residui di architettura sovietica degli anni ’50 (vedi il Palazzo della Cultura e della Scienza) con edifici ultramoderni.

In particolare il centro finanziario e affaristico della città è testimoniato dal proliferare di torri in vetro e cemento.

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