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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Il lago Griesse visto dal Passo della Novena - Svizzera (seguite il link della foto e visualizzate il formato LARGE)
Un fondo di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera di qualche giorno addietro si è meritato una pronta risposta di due importanti politici: Giulio Tremonti e il ministro Gelmini. Chiarisco: non ho letto l’articolo in oggetto e neppure la risposta di Tremonti; non mi soffermo sui contenuti politici della risposta del ministro, contenuti che potrebbero essere oggetto di lunga discussione.
Ciò che mi ha colpito dell’intervento del ministro è l’impressione di arretratezza e inadeguatezza all’importante ruolo assegnatole. Nella politica di oggi, si sa, è più importante apparire, dire cose ovvie ed essere decisionisti. Con un po’ di demagogia e semplicità si fornisce l’impressione di avere fatto cose importanti; non importa se poi i contenuti sono vuoti o, peggio, dannosi.
Così, il ministro Gelmini, dopo avere addebitato tutti i problemi della scuola a quarant’anni di ideologia di sinistra, dichiara che ha subito avanzato “alcune proposte per cambiare uno stato di cose non più tollerabile. Voglio ricordarne alcune. Voto di condotta, divisa scolastica, insegnamento dell’educazione civica, ritorno al maestro unico, rilancio degli istituti tecnici e della formazione professionale.”
Scusandole l’errore di avere scritto un periodo senza nessun verbo, colpa senz’altro della fretta, ho passato parecchio tempo cercando di collegare “Autorevolezza, autorità, gerarchia, insegnamento, studio, fatica, merito” (anche qui manca qualche cosa), come da lei subito motivato, con i provvedimenti suggeriti. Se si eccettua il voto in condotta, peraltro già rintrodotto negli ultimi anni, le altre proposte nulla hanno a che vedere con le motivazioni addotte. Non vedo come investire degli stilisti del compito di realizzare la divisa scolastica possa migliorare, se non superficialmente, la scuola. E credo che i commentatori più autorevoli dovrebbero ricordarle che i colpi più gravi all’autorevolezza dell’istituzione scolastica furono inferti dal ministro del primo governo Berlusconi con l’abolizione degli esami di riparazione e dal ministro Moratti (del secondo e terzo governo Berlusconi) con l’eliminazione delle commissioni di esame esterne.
Se si può apprezzare l’interessamento per gli istituti tecnici (che la sua collega Moratti voleva abolire) e professionali, la semplice riproposizione dei vecchi modelli non è più adeguata alla realtà odierna.
Grave che il ministro affermi di avere condiviso in pieno i tagli economici nella scuola, tagli che per essere effettivi, dovranno passare per una riduzione del personale. Come ci ricorda il ministro, il 97% della spesa è per il personale. Che quindi si voglia tornare al maestro unico può essere comprensibile dal punto di vista economico, ma smettiamola di sbandierare presunte motivazioni pedagogiche.
Ma ci consola, dicendo che “abbiamo introdotto un principio nuovo e virtuoso: un terzo dei risparmi sarà destinato ad investimenti per migliorare la scuola”. UN TERZO!! E gli altri due terzi dove vanno? Escono dalla scuola per finire dove? Ricapitoliamo. Toglieremo risorse umane, che comporteranno comunque diminuzione qualitativa e quantitativa dei servizi offerti (e quindi peggioramento della scuola) e diminuiremo la spesa complessiva della scuola. Bravi nel marketing, visto che questa operazione è contrabbandata come “miglioramento della scuola”.
Il punto più basso è toccato verso la fine. Il nostro ministro ci dice che “Noi vogliamo una scuola che insegni a leggere, scrivere e far di conto.” Ha appena finito di vedere una vecchia puntata di “Non è mai troppo tardi” con il Maestro Manzi? E’, insomma, rimasta ad un’Italia dei primi anni sessanta?
Scrivere, leggere e far di conto sono la base, ma il mondo di oggi chiede ben altre cose e capacità. Se la scuola di questi quarant’anni si è dimostrata non completamente adeguata, almeno ha avuto il merito di provarci e qualche risultato lo ha dato.
Ad essere maliziosi si può pensare che il ministro voglia riproporci ideologicamente una controriforma Gentile. Forse c’è bisogno che qualche collega o commetatore le faccia presente che la scuola di Gentile non va bene; non in base a ragionamenti pedagogici o ideologici, semplicemente perché è VECCHIA e non adeguata al mondo d’oggi.
Forse c’è bisogno che qualche collega o commentatore le faccia presente che è meglio che si occupi delle cose per le quali ha più competenza (magari delle divise…….).
Saluti.

Uno dei più caratteristici alpeggi della Val Vigezzo
Lo sentivo da qualche mese; ho cercato di prevenirlo. Tanta attenzione nelle cose fatte, tante raccomandazioni affinché si operasse in un certo modo. Non so se perché incapace di prevedere tutto o incapace di farmi ascoltare, alla fine, tra i tanti possibili problemi, qualcosa è andato storto. Così, nei primi giorni del mese, tre giorni dopo il ritorno di moglie e figlia da una splendida breve vacanza di mare nell’isola di KOS, in Grecia, eccomi in coda per il check-in di un volo diretto a KOS, per lavoro!

Già, in coda per il check-in. Trolley da una parte, borsa con computer in spalla e cellulare che squilla. Mi guardo attorno, mentre cerco di farfugliare qualche assennata spiegazione al mio interlocutore remoto, e vedo persone in bermuda, aspetto rilassato, famiglie e bambini. Tutto normale, in fondo; sono io che sono fuori posto! Il volo è stato noleggiato da operatori turistici e l’infiltrato sono io. Il fatto è che, dato il breve preavviso, l’unico volo trovato è un last-minute.

Il viaggio è stato comunque piacevole. Il destino (?) ha voluto assegnarmi il posto in una fila vuota. E così da solo, in un aereo abbastanza pieno, mi sono sentito ancora un poco più infiltrato. Atterrato a KOS, mi sono detto, mentre aspettavo che venissero a prendermi, questo strano imbarazzo adesso termina.
E’ sempre piacevole, in queste circostanze, ritrovare un volto conosciuto, anche poco conosciuto. Così è stato questa volta. Avevo avuto l’opportunità di incontrare a Milano, un paio di mesi prima, il greco che mi ha raccolto in aeroporto. Il tempo di qualche piacevole convenevole, che subito l’interlocutore mi rende noto che, per motivi logistici, la camera di albergo è in un villaggio turistico. Ecco di nuovo questa strana sensazione mentre faccio il check-in nel villaggio. Certo, il villaggio non è di quelli faraonici, ho a disposizione una classica camera e non un bungalow, ma insomma l’ambiente è quello spensierato e vacanziero e mi sento un po’ estraneo con ritmi e tempi non adatti al luogo.

Partito Mercoledì pomeriggio, la prospettiva era di un Giovedì pieno di lavoro, di mezzo Venerdì con rientro in serata. Purtroppo il lavoro si è protratto e si è portato via tutto il Venerdì e Sabato. Per Domenica posto in aereo non ne ho trovato e sistemate le cose da sistemare mi è rimasto (fortunatamente) più di mezza giornata per fare il turista. Kos non è grandissima ed è attraversata per la sua lunghezza da una strada principale che in circa 40km raccorda le due grandi città agli estremi: Kos e Kefalos. Il noleggio auto è economico e, di Domenica, anche facile. Con 50 € mi sono riservato a km illimitati una macchina (piccola ma con condizionatore). Molti noleggiano anche moto e moto a 4 ruote, ma il vento può essere alla lunga fastidioso.

Prima tappa Kos, cittadina che si protende verso la Turchia: è lì, in effetti, a poche decine di minuti di traghetto, sembra di poterla toccare. Qualche rovina greca, romana e pochi accenni di architettura arabeggiante, contrastante con la tipiche costruzioni greche, offrono spunti per una visita turistica. Una corsa poi a Zia in collina (più di 500 m s.l.m.). Da qui grande panorama con vista dell’isola di Kalymnos; suggeriscono di assistere al tramonto. Io azzardo di suggerire visita all’alba e possibilmente in un periodo meno caldo. Poi giù verso Kardamena, fermandosi a “studiare” alcune chiese tipiche dei luoghi. Suggestiva la discesa a Kardamena. E qui si entra nel regno del vacanziere balneare. La costa sud sembra quella con il mare migliore e le spiagge più belle: da Kardamena fino Kefalos. Una breve escursione verso l’interno per potere prendere la strada verso Kefalos e visitare questa splendida zona dominata dalla vista dell’isola di Nisiros.

E’ tempo di rientrare in albergo e anche di concludere questo breve racconto. Ma prima vorrei suggerire a coloro che vanno a Kos in aereo di cercarsi un posto vicino al finestrino. Il panorama, dalla costa Ionica della Grecia fino a Kos è fantastico.
Dimenticavo: per il ritorno ho trovato una combinazione di voli di linea verso Atene e da lì a Milano. Ho pensato: mi sentirò più a mio agio! Viaggio ottimo; il volo da Atene era però pieno di turisti che rientravano ma questa volta quella strana sensazione del viaggio di andata mi ha abbandonato: forse, finito il lavoro, mi sono sentito anch’io un po’ in vacanza!
“A Quiet American” è il titolo originale di questo romanzo di Graham Greene. Pubblicato in Inghilterra la prima volta nel 1955; rievoca il dramma che il Vietnam allora viveva e anticipa quello che avrebbe più avanti vissuto.
E’ ambientato in un momento cardine della storia di questo paese: i dominatori francesi cominciano a prendere tragicamente atto dell’impossibilità di mantenerne il controllo e gli americani cominciano a porre le basi per prenderne il posto.
Questa realtà, nelle pagine del romanzo, è intrecciata con la storia dei tre personaggi: Fowler, cinico e non più giovane giornalista inglese, Phoung, giovane avvenente e misteriosa donna vietnamita e Pyle, l’americano tranquillo, l’idealista elegante e socievole americano.
La vicenda che se ne dipana è quella del triangolo ma parlare di storia di amore non è possibile, vuoi per il cinismo (o realismo?) che permea i personaggi, vuoi per l’intreccio con la realtà storica del paese che scandisce i ritmi della vicenda. In una chiave di lettura, Pyle potrebbe rappresentare l’idealismo pronto a portare, tranquillamente, distruzione pur di affermare i propri ideali. Fowler rappresenta il cinismo di chi si pone al di sopra del conflitto e, pur comprendendone i tragici confini, non vuole farsi coinvolgere; nonostante ciò si farà coinvolgere ma solo (apparentemente?) per questioni personali. Phoung in questa vicenda, rappresenta il terzo (la vittima?): è schiacciata tra i due uomini, tra idealismo e cinismo, che però rappresentano per lei una possibilità di salvezza e di una vita “normale”.
Questo intreccio ci è raccontato da Greene in un modo che non ci permette di trarre facili giudizi morali. Come sua consuetudine, i personaggi e le vicende sono presentati con grande realismo; come nella realtà il confine tra buono e cattivo è spesso labile e sfuggente, così Greene costruisce i suoi personaggi e le loro storie. E in questo si dimostra grande scrittore, perché ci lascia con dubbi e perplessità, ci costringe a riflettere per arrivare a giudizi, a delle etichette che siamo abituati ad attribuire ma che in questo caso sono sfuggenti.
La trama è ben costruita ed inizia subito con la misteriosa morte di Pyle: tutta la vicenda si svolge alternandosi tra flash-back e racconto in diretta. Il mistero avvinghia il lettore all’inizio e lo costringerà nella trappola preparata da Greene fino alla fine…
Di questo romanzo sono stati tratti ben due film. Il primo, americano, realizzato nel 1958 è un film dove la necessità della propaganda anticomunista stravolge il carattere dei personaggi e la storia. Greene non ne fu contento e lo definì “propaganda film for America”. Il secondo, del 2002, è invece aderente al libro e allo spirito di Greene. Ha come protagonisti Michael Caine e Brendan Fraser ed ha avuto un buon successo di pubblico negli Stati Uniti.
Uno scorcio di Casole d'Elsa nel cuore della Toscania.

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Le immagini che oggi presento si riferiscono alla chiesa di S. Giovanni Battista edificata a Mogno in Val Maggia su progetto del famoso architetto svizzero Mario Botta.

La costruzione, terminata nel 1996, sostituisce l’originale chiesa di S. G. Battista del 1638 distrutta da una frana.

Le foto sono state scattate in data 1 Agosto 2005 (che peraltro è festa nazionale in Svizzera), durante una gita in Val Maggia. Sfortunatamente il tempo non era dei migliori e ha reso difficile scattare buone foto. La valle è splendida, soprattutto nella parte più alta; questa opera di Botta aggiunge motivo di visita.

Trovandosi da quelle parti non si può perdere l’occasione di visitarla.



Aeroporto Charles De Gaulle, Parigi; Luglio 2007
Le recenti informazioni di stampa hanno dato risalto alla prima applicazione delle nuove norme contro l’immigrazione clandestina. La norma oggetto di clamore è quella che prevede l’aumento di un terzo della pena se chi ha commesso il reato è un clandestino.
In realtà, nel caso specifico, la norma non ha ancora avuto nessun effetto perché il giudice è stato chiamato solo a convalidare gli arresti. Essa avrà effetto più avanti, quando sarà avviato il processo.
Il problema dell’immigrazione e, soprattutto, dell’immigrazione clandestina è un problema serio che crea grandi tensioni e preoccupazioni. Sottovalutare il problema è estremamente pericoloso e favorisce derive razziste. Essendo un problema serio e di difficile approccio non può, però, nel contempo, essere “risolto” con poche e semplici norme di carattere penale.
Non voglio qui affrontare il tema del “reato di immigrazione clandestina”; voglio solo dire che norme simili non sono la soluzione del problema (vedere i paesi che considerano reato l’immigrazione clandestina). Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi (anche se qualcuno lo afferma).
Però la norma introdotta non può non essere commentata.
Giuridicamente credo che sia alquanto forzato legare la valutazione della pena di un qualsiasi reato ad uno stato dell’imputato che non ha nesso con il reato stesso. Se si ritiene illegale la permanenza sul nostro territorio dei clandestini, essi dovrebbero rispondere di questo atto "illegale", ma questo reato non può aggravare la pena relativa ad altri reati non connessi. Semmai, oso dire, sarebbe questo “reato di immigrazione clandestina” ad essere aggravato dal fatto di avere commesso crimini sul nostro territorio. Su questo discuteranno gli avvocati e i giudici fino ai livelli più alti.
C’è purtroppo un altro aspetto di questa norma che è più importante sottolineare. Per alcuni, questa norma è sintomo di una deriva razzista. Non è un sintomo: essa è del tutto e profondamente razzista. Legare la pena comminata ad un imputato ad uno status, giuridico o meno, dello stesso, senza nesso di causalità col reato, è esplicitamente discriminatorio e rende, anche sulla carta, la legge non uguale per tutti.
Non sono necessari espressi riferimenti alla razza per rendere “razzista” leggi o comportamenti, ma basta che siano discriminatori. Oggi sono i clandestini, ma potrebbero essere, domani, i drogati o le persone più basse di un metro e settanta.
Non posso perciò, come cittadino italiano, che provare vergogna per una norma profondamente sbagliata e contraria ai diritti costituzionali e a quelli dell’uomo. La considerazione peggiore è che, come al solito, noi cittadini italiani, ci autoassolveremo affermando che noi non l’abbiamo chiesta e che non l’abbiamo scritta noi. C’è sempre qualcun altro che è responsabile, non noi.
E’ una questione di civiltà! Spero di avere dato uno spunto di riflessione a tutti….
E’ una città di circa 10.000 abitanti, ma la maggior parte delle sue costruzioni, per lo più basse, vecchie in legno o recenti in stile tradizionale, fanno pensare a un paese. E’ metà turistica, ma le condizioni ambientali sono ostili: la temperatura media annuale è di 2°C; in luglio la media è di poco più di 11°C. E’ adagiata tra il mare e le colline, ma il suo porto non è fulcro di ricca attività commerciale. E’ Hammerfest.
Sorge oltre il 70° di latitudine, a pochi chilometri da Capo Nord e vanta di essere la città più a nord. La sua economia è stata negli ultimi decenni arricchita dalla scoperta di alcuni giacimenti di metano poco al largo delle coste della Norvegia. Anche il turismo di massa ha avuto effetti positivi su questa città che sembrava in lento ma inesorabile declino.

Nonostante tutto, rimane un luogo dove viverci è difficile. Fredda con abbondanti nevicate e molto piovosa. Buio completo o poche ore di luce 6 mesi all’anno e, invece, luce anche per tutta la notte nei rimanenti mesi.
Arrivato in questa realtà, all’inizio di maggio, dopo un giorno di viaggio, proveniente dall’Italia, ho avuto l’impressione di entrare in un mondo diverso. A rafforzare questa impressione non era solo la neve ancora presente, la temperatura invernale o il laghetto ancora gelato. Atterrato alle 21.30 circa e sistemato in albergo, dopo una mezz’ora eravamo alla ricerca di un posto dove cenare. Ed allora mi sono reso conto che quella luce crepuscolare mi avrebbe accompagnato per tutta la notte.

Il tempo è stato nuvoloso per il periodo che sono rimasto lì. E con quelle condizioni atmosferiche, la differenza di luce tra giorno e notte era difficile da percepire. E un po’, questa atmosfera, ha fatto riaffiorare il ricordo di un film allucinato con Al Pacino: Insomnia. Nel film, questo labile confine tra notte e giorno, questa presenza di luce continua era l’humus su cui erano intrecciate le vicende e le emozioni.
Ma ancora più coinvolgente è l’essere stato per quasi un giorno fuori nei fiordi, a una ventina di chilometri da Hammerfest, in mare. In questi luoghi, le tracce di presenza umana sono flebili. Siamo qui tanto abituati a vivere in un ambiente fortemente antropizzato e ricco di infrastrutture che perdersi nel silenzio di grigio mare, grigio cielo e (quasi) grigio terra riporta a dimensioni diverse.

Credo che nelle giornate di sole, si possa godere di un bel paesaggio; ma, tutto sommato, anche nelle condizioni da me trovate, per un breve soggiorno, si può rimanere coinvolti dall’esperienza.
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